
In Italia ci sono circa 700mila ascensori costruiti prima del 1999. Il dato sarebbe d’interesse soltanto statistico se non fosse che molti di questi impianti comporteranno a breve una bella spesa per i milioni di italiani che ne usufruiscono: 15.000 euro a impianto con un onere di circa 6 miliardi di euro per le famiglie italiane, seconde Confedilizia.
Tutto nasce da un decreto del ministero dello Sviluppo economico pubblicato il 23 luglio scorso ed entrato in vigore il 1° settembre, in materia di sicurezza degli impianti. Non ci sarebbe niente da obiettare se non fosse che, stando al parere di Confedilizia e dell’associazione dei consumatori Assoutenti, si tratta di un provvedimento inutile.
Il decreto ha come scopo principale quello di “adeguare allo stesso livello di sicurezza tutti gli ascensori in esercizio sul territorio italiano data l’effettiva vetustà di una parte rilevante degli stessi”. Che gli ascensori italiani siano in maggioranza “vetusti” è senz’altro vero, dato che ben l’82% degli 850mila in attività ha più di dieci anni di vita e non solo: almeno il 60% degli ascensori è in funzione da più di 20 anni e quasi il 40%, circa 350mila impianti, da oltre 30.
Ma il punto è un altro, secondo il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani: “I controlli e la manutenzione ci sono già. Per legge ogni impianto deve ricevere una verifica manutentiva ordinaria ogni sei mesi e una strutturale ogni due anni. Questo nuovo provvedimento impone ai proprietari di casa ingenti spese proprio in un momento di crisi economica che attanaglia da mesi le famiglie italiane”.
Anche l’Organizzazione storica di condòmini e proprietari di casa ha protestato contro il decreto.