
In Italia ci sono circa 700mila ascensori costruiti prima del 1999. Il dato sarebbe d’interesse soltanto statistico se non fosse che molti di questi impianti comporteranno a breve una bella spesa per i milioni di italiani che ne usufruiscono: 15.000 euro a impianto con un onere di circa 6 miliardi di euro per le famiglie italiane, seconde Confedilizia.
Esistono anche dei contributi per installare gli ascensori in Italia. La Legge 13 del 1989, infatti, ha introdotto la possibilità di richiedere fondi per l’eliminazione di barriere architettoniche negli edifici privati. Purtroppo, però, anche in questo caso teoria e pratica non sempre coincidono.
Secondo Carlo Giacobini, responsabile del Centro per la documentazione legislativa dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, “è altrettanto noto che spesso tali contributi non sono stati erogati o lo sono stati solo parzialmente a causa di una certa discontinuità nel finanziamento del relativo fondo. La norma più recente di finanziamento della legge 13/1989 è la legge 24 dicembre 2003, n. 350 che prevede un finanziamento di 20 milioni di euro per il 2004”. Per il resto, l’iniziativa di mettere a disposizione dei cittadini i contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati tocca alle singole regioni. Alcune si dimostrano virtuose, altre meno.
Appurata la presenza di fondi stanziati per questo tipo di operazione nella propria regione è possibile richiedere un contributo per rimuovere barriere architettoniche se si rientra nei seguenti casi: disabili con menomazioni o limitazioni funzionali permanenti di carattere motorio e non vedenti; aventi a carico persone con disabilità permanente; condomini ove risiedano le suddette categorie di beneficiari; centri o istituti residenziali destinati all’assistenza di persone con disabilità.
Quando non è possibile installare un ascensore, i contributi possono essere concessi anche per l’acquisto di attrezzature come il servoscala o la carrozzina montascale. La domanda va presentata al Municipio della località in cui si trova l’immobile. Il contributo accordato dipende dalle spese effettivamente sostenute, che vanno dimostrate. Per spese fino a 2.582 euro, il contributo è concesso in misura pari alla spesa effettivamente sostenuta; da quella soglia fino a 12.911 euro, il contributo minimo è aumentato del 25% della differenza tra spesa e contributo base; per costi da 12.911 a 51.645 euro, c’è un aumento di contributo di un ulteriore 5%.