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Salvagente
A cura della Regione Emilia-Romagna e de "Il Salvagente"
in collaborazione con le Associazioni dei consumatori.
 
 

dalle Associazioni

  • PREZZI/1
    da Unione Nazionale Consumatori Onlus
    (17/02/2012)
  • PREZZI/2
    da ADICONSUM
    (17/02/2012)
  • ANTITRUST
    da Cittadinanzattiva
    (17/02/2012)
  • BENZINA/1
    da Federconsumatori
    (17/02/2012)
  • BENZINA/2
    da Movimento Difesa del Cittadino
    (17/02/2012)
 
Trasmissione tv

Canone Rai/1


(25/01/2012)

Chi ha soltanto un vecchio televisore a tubo catodico e chi si gode uno schermo piatto da 50 pollici. Chi vede benissimo tutti i canali e chi abita in una delle tante valli italiane non raggiunte dal segnale Rai. Chi ha vissuto il passaggio al digitale terrestre senza traumi e chi è stato costretto a pagare alcune centinaia di euro per un nuovo impianto di antenna, oltre al decoder. Non cambia nulla. Il cosiddetto canone Rai è dovuto da tutti i possessori di un televisore o altro mezzo idoneo a ricevere le trasmissioni radiotelevisive.

Ricchi o poveri si paga sempre. E quest’anno il conto da saldare entro il fine mese ammonta a 112 euro, con un rincaro di 12 euro in 5 anni. Si salva soltanto chi ha già compiuto 75 anni e versa in condizioni di gravissima povertà, potendo contare soltanto su un reddito di 516 euro mensili per l’intera famiglia.

Non stupisce, fatte queste considerazioni, che la tassa sul possesso del televisore sia tra le più odiate dagli italiani. Nonché tra le più evase: un cittadino su tre non la paga, certo che il fisco non riesca a metterlo all’angolo.

Basta vietare l’ingresso in casa propria agli agenti fiscali, e occhio non vede fisco non vale, è stata finora la scappatoia, anche per chi versa tutti i mesi per la pay tv una cifra equivalente ad almeno mezzo canone Rai annuale. Una via d’uscita finora vincente, ma che sta diventando un cul de sac. Perché la nuova spinta di recupero dell’evasione fiscale passa anche per l’odiato canone Rai.

Il potenziamento di Serpico

La prima mossa decisa dal governo Monti per recuperare l’evasione della tassa sul televisore è già scattata. Da quest’anno tutte le imprese devono indicare nella dichiarazione dei redditi se possiedono un televisore. Rispetto a prima, insomma, evadere il canone significa anche mentire al fisco, con conseguenze più gravi.

Per ora i cittadini privati non sono chiamati a dare questa informazione nella dichiarazione dei redditi. Ma con il potenziamento di Serpico, la banca dati del fisco, e l’accesso ai movimenti bancari di tutti gli italiani sarà un attimo individuare gli abbonati alla pay tv che non pagano il canone: obbligati al Rid bancario, tutti i clienti delle tv a pagamento saranno individuati nel tempo di un clic. Sempre che il governo ordini all’Agenzia delle Entrate di avviare questa verifica incrociata. Assieme all’inasprimento del recupero, infatti, è auspicabile una modifica della tassa.

Pagare meno pagare tutti, ha lasciato intendere il presidente del Consiglio, Mario Monti, che però finora non ha chiarito le sue intenzioni. Proverà ad attenuare l’iniquità del prelievo? La platea degli esenti è ridicola. E l’assenza di qualsiasi considerazione sulla ricchezza del contribuente è indigeribile: oggi si paga un solo canone sia che si viva in affitto, sia che si possiedano 5 case con televisore. E nessuna misura di compensazione è prevista per chi è costretto a pagare la tv via cavo o via satellite perché non raggiunto dal segnale via etere. O che, per lo stesso disservizio, vede Comune e Regione costretti a usare i contributi dei cittadini per pagare l’adeguamento tecnologico del vecchio ripetitore privato, installato per rimediare alla distrazione della Rai.