
L’Autorità, per conto della Commissione europea, sta riesaminando tutti gli additivi alimentari, cominciando dai coloranti, sulla base dei dati tossicologici disponibili. Sul rosso amaranto, il gruppo di esperti sugli additivi (Ans) dell’Efsa ha concluso che la sostanza non è genotossica (non danneggia il materiale genetico delle cellule), né carcinogenica. Tuttavia, considerato l’impiego che ne fa l’industria alimentare, ha ridotto drasticamente la dose giornaliera ammissibile (Dga) dell’E123, fissandola a 0,15 mg per kg di peso corporeo, rispetto allo 0,80 fissato nel 1984 (0,50 secondo il comitato misto Fao/Oms).
Secondo l’Efsa il rischio di superare anche di sei volte i nuovi limiti riguarda soltanto gli adulti abituati a bere grandi quantità di aperitivo rosso. L’esposizione dei bambini, invece, sarebbe di 30 volte inferiore alla soglia, almeno in base all’impiego del colorante negli alimenti industriali.
Il parere sul rosso amaranto conclude la valutazione di tutti i coloranti azoici, tra i quali figurano i sei che nel 2007 avevano suscitato grande allarme. In seguito a uno studio dell’Università di Southampton, infatti, era emersa una correlazione tra l’iperattività infantile e il consumo di alimenti contenenti una miscela di coloranti e il conservante benzoato di sodio (noto per favorire la formazione di benzene nelle bibite contenenti acido citrico).
I coloranti sotto accusa erano i gialli E102, E104; il giallo-arancio E110; e i rossi E122, E124, E129. A novembre 2009, due anni dopo l’allarme, pur escludendo un nesso di causalità con i disturbi del comportamento dei bambini, l’Efsa ha ridotto la Dga per tre dei sei coloranti sospetti (E104, E110, E124). Per gli altri non ha disposto alcun cambiamento, pur evidenziando che uno di loro, la tartrazina (E102), può causare reazioni allergiche legate a intolleranza. Tutti i coloranti dello studio Southampton sono ancora in uso nei prodotti alimentari, quali bevande analcoliche, prodotti da forno e dessert.