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A cura della Regione Emilia-Romagna e de "Il Salvagente"
in collaborazione con le Associazioni dei consumatori.
 
 

dalle Associazioni

 
Vortice di materassi

Il materasso? Una scelta
da fare "a occhi aperti"


(16/05/2008)

In giro ce n’è davvero per tutti i gusti, e per tutte le tasche. Dal materasso in lattice e cocco, supernaturale e costosissimo, al tradizionale a molle, più abbordabile ma a rischio affossamento, dal futon giapponese, molto trendy ed economico, al modello di ultima generazione in schiuma viscoelastica, termosensibile e ultraergonomico.

Il problema è che l’immensa varietà dell’offerta rischia sul serio di confondere le idee. Anche perché tra gli  innumerevoli modelli in vendita (basta pensare che le aziende che confezionano materassi in Italia sono più di mille) si possono trovare prodotti dalle qualità più disparate, offerti a poche decine di euro, come a cifre esorbitanti. Per acquistare un buon materasso, comunque, bisogna essere disposti a spendere dai 300 ai 500 euro per un singolo e dai 600 ai 1.000 euro per un matrimoniale: abbastanza se si pensa al valore di uno stipendio medio, non moltissimo se si considera che su quell’oggetto così caro ci trascorreremo un terzo della nostra giornata per circa 7-8 anni.

Per risparmiare un po’ si può sempre optare per il futon, in vendita a un prezzo che oscilla dai 150 ai 300 euro. Peccato che questo materassino avvolgibile non sia adatto a tutti, dal momento che è molto sottile e quindi poco capace di dare sostegno alla spina dorsale.

Duro o morbido

Trovare il materasso più adatto alla propria schiena è un’impresa ardua quasi come la scelta di un paio di scarpe comode. Le variabili da tenere in considerazione sono tantissime: altezza, età, peso, possibili allergie e tipologia della struttura ossea di chi dovrà dormirci sopra, come anche la qualità dei materiali utilizzati, la fattura del prodotto e la serietà di chi lo ha confezionato. Purtroppo non esistono criteri per valutare quanto un materasso sia veramente confortevole e adatto alla spina dorsale di chi lo vuole comprare.

“La tecnologia negli ultimi tempi è andata molto avanti, ma non abbastanza per rendere possibile l’elaborazione di protocolli o norme che permettano di misurare il comfort ergonomico”. A parlare è Sonia Piccoli, amministratrice delegata di una delle aziende più quotate del settore, l’Ataflex, e presidente del Consorzio produttori di materassi di qualità.

“Questo significa – continua - che il comfort ergonomico e termofisiologico sono caratteristiche del tutto soggettive e individuali. Esistono studi scientifici, come la ricerca pubblicata su ‘Lancet’ nel 2003, che stabiliscono come il materasso più idoneo sia quello con una rigidità media. Ma fissare ‘una rigidità media’ per ogni profilo di persona diventa troppo difficile. L’unico modo per capire qual è il materasso più adatto alla propria schiena, alla fine, resta sempre quello di effettuare una prova, anche di  pochi minuti”.

Per aiutare i consumatori a capire il modello che più si confà  al proprio fisico, comunque, il Consorzio ha elaborato una tabella. Valutando insieme peso e altezza di ogni persona, si riesce a individuare il grado di durezza giusto del materasso: rigido, semi-rigido o morbido. La regola generale è che i modelli più duri si adattano meglio ai fisici molto robusti, quelli più morbidi vanno bene per le persone molto magre, per i bambini e gli anziani.

Supini o proni

Ma una volta capito il grado di rigidità che deve avere il materasso dei sogni, si è solo all’inizio dell’opera. La cosa più importante da decidere è su cosa si vuole dormire. Ogni materiale, infatti, ha caratteristiche differenti. Le molle per esempio offrono un supporto maggiore, ma essendo meno elastiche si adattano peggio alla forma del corpo. Le molle tradizionali, poi, sono anche più rigide di quelle insacchettate. Il lattice, naturale o sintetico, e le schiume di poliuretano, invece,  sono molto più flessibili e sagomabili, ma tornano velocemente alla forma originaria.

“È chiaro che una persona giovane e senza patologie ha di norma un fisico che si adatta a qualunque superficie”, spiega Fabio Pelosi, fisioterapista e osteopata. “Una persona  anziana o con un fisico molto rigido, invece, dorme generalmente in posizione supina, e quindi ha bisogno di una superficie più strutturata, magari con uno spessore maggiore”.

Ma il materasso non è tutto. Per un riposo perfetto bisogna prestare attenzione anche al cuscino. “La regola per tutti è dormire con mento e sterno perfettamente paralleli, perché la curvatura della cervicale non deve andare in flessione e la testa non deve essere né troppo in basso né troppo in alto. Il cuscino in piume d’oca, purché non sia troppo alto e morbido, si adatta a tutti, sia alle persone che dormono prone, cioè a pancia in giù, sia a quanti dormono supini, ovvero a pancia in su”.

L’osteopata romano, infine, consiglia dove è possibile l’uso di materiali naturali. “Il nostro organismo ha un’attività bioelettrica che dovrebbe essere scaricata il più possibile. La gomma e i materiali sintetici con cui siamo in contatto di giorno e di notte, invece, ci isolano costantemente e favoriscono l’accumulo di tensioni nervose. Dormire su un materiale sintetico, che non è conduttore, magari ci fa avere la schiena a posto, ma può causarci al risveglio un fastidioso mal di testa”.

A molle

È il più usato in tutto il mondo. Anche se è in commercio con differenti gradi di rigidità, il materasso a molle è tendenzialmente più duro di quelli in lattice o in poliuretano: è quindi più adatto alle persone molto robuste. Inoltre, la sua struttura facilita la ventilazione interna. Questa capacità di traspirazione lo rende ideale per chi suda molto e per quanti vivono in aree molto calde. Sotto il peso del corpo, però, crea zone d’appoggio molto più ampie del singolo punto su cui viene esercita la pressione. Insomma, tende ad affossarsi.

 A molle insacchettate

È la versione più evoluta del materasso a molle tradizionale. Costa più del doppio, ma è anche molto più comodo. In questo caso le molle vengono racchiuse singolarmente in sacchetti di tessuto. Questo sistema permette loro di rispondere alle sollecitazioni del corpo in modo indipendente una dall’altra. Il risultato è che il materasso cede solo nel singolo punto in cui si esercita la pressione. Naturalmente più molle ci sono e più l’effetto è confortevole. Per un risultato ottimale è bene che il letto abbia una base uniforme e piuttosto rigida, invece della tradizionale rete. Se si sceglie una rete a doghe, gli interspazi non dovrebbero essere superiori ai 6 cm.

In lattice

Esiste in versione naturale e in versione sintetica. Costa come un materasso a molle insacchettate. È consigliato a chi soffre di allergia agli acari della polvere, purché sia munito di imbottitura sintetica o di una fodera lavabile in acqua. È molto elastico e avvolgente, recupera rapidamente la dimensione originaria e offre un sostegno che risponde per singoli punti di pressione. È  adatto ai bambini, visto che è anallergico e flessibile, e alle persone anziane che in genere hanno una struttura articolare più rigida. Poiché il lattice è un buon isolante è utile in ambienti più freddi. Per le sue caratteristiche la struttura ideale per sorreggerlo è quella con doghe in legno larghe circa 7 centimetri.

In poliuretano

È l’ultima conquista della tecnologia. Costa in genere come un materasso in lattice o uno a molle insacchettate. Il poliuretano è una sostanza plastica che può essere trasformata a seconda delle esigenze. Il materasso in poliuretano è ergonomico, elastico e naturalmente privo di sostanze nocive. Nella versione sfoderabile e con imbottitura sintetica, contrasta la colonizzazione degli acari. È  isolante, dunque, più adatto a persone che non sudano molto, che abitano in stanze ben areate e preferibilmente fredde e asciutte. Può essere utilizzato su tutti i tipi di base. La versione più evoluta e costosa è quella in viscoelastico, venduto a crica il 40% in più di un modello in poliuretano normale, è capace con il calore del corpo di adattarsi come un guanto alla sagoma della persona sdraiata.

Futon

Ultimamente è molto di moda. È il materasso giapponese: sottile, arrotolabile, flessibile e completamente naturale, generalmente prodotto in cotone, talora abbinato ad altri materiali. Non è molto caro. Di solito costa come un materasso a molle tradizionale. Ha uno spessore ridotto (5, 10 e 15 cm), quindi non è adatto a persone molto robuste o con particolari problemi alla colonna vertebrale. Per la sua struttura di fibre naturali assorbe molto i liquidi che si perdono nella notte. La base migliore, quindi, è quella che facilita l’areazione, come una rete tradizionale o le doghe di legno ben distanziate.

In lana

Viene confezionato in modo artigianale dal materassaio, su misura e su ordinazione. In questo caso è difficile anche stabilire un prezzo: dipende dal tipo di lana utilizzato (la gamma è piuttosto vasta) e soprattutto dalla quantità di materiale impiegato, oltre che dalle ore lavorate. Il materasso di lana, inoltre, è caldo, morbido, facilita la traspirazione, assorbe  l’umidità corporea, ma tende a deformarsi velocemente e a essere colonizzato dagli acari. Per questo richiede una notevole manutenzione: almeno ogni due anni occorre lavare, cardare e integrare la lana. Per migliorare le sue prestazioni è meglio associarlo a una rete a doghe snodabili molto piccole e indipendenti, che assecondino il corpo in base alla posizione assunta.

Combinato

Sempre più spesso si trovano sul mercato materassi realizzati assemblando strati di materiali diversi, che offrono quindi caratteristiche diverse. Per esempio, chi ama il lattice, materiale piuttosto elastico, ma preferisce dormire su un materasso abbastanza rigido, può ricorrere al mix lattice e cocco, a cui si può associare una base in doghe di legno a distanza di 7 cm. In questo caso, però, il prezzo sale del 40% rispetto a quello di un materasso solo in lattice. Se si sceglie un combinato, è bene stare attenti alle fregature. Il risultato non è sempre scontato, soprattutto se ci si affida a produttori privi di reale competenza.

“Fate la prova della mano”

A ogni schiena il suo materasso. E siccome le regole per catalogare la spina dorsale di ognuno di noi ancora non esistono, l’unico modo per scegliere la superficie più comoda su cui dormire resta quello di provare. “Ogni persona ha esigenze diverse”, ribadisce Lorenzo Moreo, direttore della Simam, una delle 7 aziende che fanno parte del Consorzio dei produttori di materassi di qualità e che insieme coprono circa il 10 per cento del mercato.

E spiega: “Uno dei modi più semplici per verificare l’ergonomicità del materasso, ovvero la sua capacità di accogliere il corpo in modo corretto, è quello di sdraiarsi e far passare la mano sotto la schiena: se la mano passa molto facilmente significa che il materasso è troppo duro, se non passa affatto o con grande difficoltà significa che è troppo morbido”.

Ci sono, poi, piccoli particolari molto importanti da tenere a mente. Se si sceglie un materasso a molle, per esempio, bisogna considerare che il suo spessore non può essere inferiore ai 18 cm, dal momento che solo la molla ha un’altezza di 13-14 cm, cui va aggiunto lo spessore delle imbottiture e dei rivestimenti. Inoltre, va valutato anche il numero delle molle. Naturalmente più ce ne sono e meglio viene accolto il corpo: per un singolo (80x190 cm) il numero minimo è 8 file di molle in larghezza e 24 in lunghezza.

Se invece si vuole acquistare un materasso in lattice o in schiuma di poliuretano, lo spessore può essere inferiore ma non sotto i 12 cm. Un altro dato da verificare è la densità del materiale che costituisce l’anima del prodotto: deve essere almeno di 60kg/m3 per il lattice e di 35-40 kg/m3 per il poliuretano. Un altro indice di qualità è la presenza di zone di sostegno differenziato.

“Un altro elemento molto importante”, aggiunge Moreo, “è la possibilità di sfoderare il materasso e lavare la sua fodera in acqua. Il corpo umano, infatti, perde un terzo di litro di liquidi ogni notte, l’equivalente di una lattina, e mezzo chilo di materiale proveniente dalla desquamazione epidermica ogni anno. Per una corretta igiene, allora, diventa fondamentale oltre all’areazione del materasso anche il lavaggio in acqua della fodera”.

Al momento dell’acquisto, infine, è fondamentale verificare che in etichetta siano presenti tutti i dati fondamentali: il tipo di materiale con cui è stata fatta l’anima del materasso, dalla composizione della struttura interna (lattice, molle ecc.), alle imbottiture (lana, cotone o altro), il tessuto dei rivestimenti, le dimensioni, il luogo e l’anno in cui è stato confezionato il materasso, oltre al nome dell’azienda che lo ha prodotto. Particolare attenzione va posta a eventuali certificazioni della materia prima (per esempio OeKo Tex) o del prodotto, come il Marchio di Qualità del Consorzio, unico nel suo genere in Italia.

Per ottenere questa certificazione, i materassi devono essere sottoposti a due prove di resistenza. La prima consiste nel far scorrere sulla superficie del materasso, sia singolo che matrimoniale, un rullo di 1.400 newton, circa 140 chili, più o meno il peso di due persone, per 30mila volte. Mentre la seconda si concentra sulla resistenza dei bordi del materasso, sottoponendoli alla sollecitazione ripetuta di un rullo da 1.000 Newton. Naturalmente il test viene superato se alla fine il materasso non subisce sostanziali modifiche allo spessore e alla rigidità.

Peccato che, tra tanti prodotti in commercio, solo pochi si avvalgano di un marchio di qualità  che certifica il superamento di queste prove.    

Le molte bugie del marketing

Nei negozi, durante le televendite o nelle pubblicità, a proposito dei materassi, può capitare di ascoltare dichiarazioni stravaganti e quantomeno fuorvianti. Vi elenchiamo solo quelle più eclatanti.

Ortopedico o sanitario. Di per sé queste due espressioni non significano nulla. Normalmente vengono associate a materassi particolarmente duri.

Anallergico. L’unica allergia che un materasso può prevenire è quella agli acari della polvere. Naturalmente esistono materiali che per loro natura sono meno attaccabili dai batteri e dagli acari, come il lattice per la struttura interna, o alcuni tessuti sintetici con fibra d’argento per il rivestimento, ma per essere davvero anallergico un materasso deve essere utilizzato in un ambiente igienicamente  perfetto.

Ergonomico.Un materasso ergonomico dovrebbe accogliere in modo corretto il corpo di chi ci si sdraia. Di solito questa definizione viene associata dal produttore o dal commerciante a un’immagine che ritrae la sagoma di una spina dorsale che poggia sul materasso. Questa immagine di per sé non significa molto, dal momento che riguarda esclusivamente la persona ritratta. Oltretutto non esiste una postura corretta con cui confrontarla. Insomma, è un’immagine di puro marketing che non tiene conto del peso, dell’altezza e della struttura ossea di chi realmente utilizzerà il materasso.

Naturale al 100%.È un’espressione utilizzata di solito per i materassi in lattice ed è un falso. Il lattice in natura è presente allo stato liquido. Per solidificarlo, quindi, deve essere sottoposto a un processo di vulcanizzazione, processo che prevede l’utilizzo di sostanze sintetiche. Basta considerare, che un materasso in lattice naturale può contenere fino al 15% di parti sintetiche.