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A cura della Regione Emilia-Romagna e de "Il Salvagente"
in collaborazione con le Associazioni dei consumatori.
 
 

dalle Associazioni

 

Internet key sott'esame


(11/03/2010)

Il primo dei punti deboli è la scarsa velocità di navigazione, tanto reclamizzata come “alta” negli spot quanto deludente nella realtà. Ma non è l’unico difetto…

 



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Da lepri a tartarughe

Il protocollo di connessione utilizzato dalle key è l’Hsdpa (High speed downlink packet access) che garantisce una velocità massima fino a 7,2 Mbps in download (scaricamento file) e 2 Mbps in upload (caricamento).

Si tratta di una velocità teorica condizionata da molti fattori: dalla copertura di rete dell’operatore, dal numero degli utenti connessi in quel momento, perfino dalla distanza dall’antenna. Questo standard non è neppure supportato su tutto il territorio nazionale e quando è assente la connessione viene trasferita su altre reti più “lente” (nell’ordine Umts, Edge e Gprs).

Se a questo si aggiunge una massiccia presenza di utenti nell’area da dove si effettua la connessione, va da sé che la capacità totale della cella di rete deve essere suddivisa in più parti limitando così la velocità di scambio dei dati. Il risultato, in sostanza, è che le performance di navigazione promesse dagli operatori sono spesso e volentieri un miraggio.

 

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Il rapporto Italian Broadband Quality Index

Nel rapporto preliminare Italian Broadband Quality Index (ottobre 2009) si legge non a caso che “le misure effettuate sulle tecnologie Hsdpa/Hsupa in fortissima crescita e commercializzate tipicamente con valori fino a 7,2 Mbps mostrano un dato medio inferiore a 2 Mbps in download e valori di upload attorno ai 250 Kbps”.

Le alternative? Faticano a decollare. Vodafone ha recentemente lanciato sul mercato una internet key che promette di far navigare alla soglia di 28,8 Mbps, salvo precisare che la chiavetta “naviga con velocità fino a 21,6 Mbps, ma è pronta per supportare i 28,8 Mbps con un upgrade del software”. E che “la velocità fino a 14,4 Mbps è disponibile su buona parte della rete mobile e verrà progressivamente estesa a tutta la rete Umts”. I 28,8 Mbps in altre parole rappresentano una performance di picco e non di media reale.

 

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Salasso italiano rispetto all'Europa

L’altra nota dolente delle chiavette modem è il costo. Un recente studio condotto da SosTariffe ha confrontato i prezzi medi in Italia con quelli di 17 paesi europei evidenziando che all’apparenza nella penisola ci sono canoni allineati con la media europea, ma che il costo reale è invece superiore.

“Le tariffe dei servizi mobile internet destinate all’utenza privata - si legge nello studio - sono fra le più care d’Europa se si considera il costo per singolo GB o ora di navigazione”. Analizzando le tariffazioni di un consumo medio (100 ore al mese o 1 GB di traffico) viene fuori che l’Italia è al quintultimo posto, superando di 14 volte il costo unitario di Austria e Finlandia. Ancor peggio nell’ipotesi di uso intensivo (300 ore o 4 GB) che ci vede all’ultimo posto nella classifica di convenienza.

A distorcere ulteriormente il mercato contribuisce la tariffazione, tutta italiana, di 15 minuti con scatti anticipati che penalizza fortemente gli utenti costringendoli a pagare più di quanto consumino (16 minuti di navigazione, per esempio, costano come 30 e leggere la posta per un minuto quanto per un quarto d’ora).

“Le tariffe a tempo sono state concepite per far spendere di più al consumatore e meno all’azienda”, spiega Mauro Vergari, responsabile Nuove tecnologie e Tlc di Adiconsum. “Ma lo scatto anticipato di 15 minuti è contrario a ogni principio perché l’utente paga anche quando il suo computer non scambia alcun dato con la rete”.

“Al contrario, la tariffazione più giusta è quella a consumo, in quanto da un lato è più trasparente e dall’altro non penalizza chi usa internet in modo corretto, cioè non per il file sharing massiccio”, spiega il responsabile di Adiconsum, che sulla questione ha chiesto all’Agcom di intervenire e agli operatori di aprire un tavolo di confronto.

“Il punto è che c’è ancora una scarsa conoscenza di questi strumenti da parte dei consumatori, che preferiscono orientarsi su soluzioni più pratiche come le tariffe a tempo, ma decisamente più costose, ignorando il fatto che con 1 GB di traffico è possibile navigare, controllare la posta, chattare e altro ancora”.

 

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Trasparenza: la grande assente

Tariffe poco trasparenti, bollette stellari, consumatori arrabbiati. Una miscela esplosiva che ha spinto l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) a studiare in queste settimane una delibera per favorire la maggiore trasparenza ed eventualmente stabile  l’obbligo di un tetto di spesa (che si ipotizza di 50 euro) per l’utente: e questo costringerebbe il provider del servizio a sospendere automaticamente la connessione al raggiungimento della soglia.

La delibera, in fase di studio, segue l’indagine conoscitiva dello scorso aprile, condotta insieme all’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) sulle condizioni di mercato dei servizi dati in mobilità (Sdm).

Nel documento messo a punto dai tecnici era emerso con chiarezza il problema della trasparenza “a causa del difficile equilibrio fra evoluzione tecnologica e adeguata tutela del consumatore”. Un problema imputabile “anche all’assenza di puntuali specifiche tecniche e di adeguati standard qualitativi verificabili”.

In altre parole, gli operatori di telefonia mobile non forniscono agli utenti gli strumenti indispensabili per accertare e misurare la qualità del servizio nel corso delle sessioni di navigazione. In qualche caso, inoltre, i contatori del traffico, i cosiddetti counter,  di cui dispongono i consumatori non sono perfettamente allineati con quelli dell’operatore e spingono gli utenti a superare la soglia di traffico prevista dal piano tariffario, con ovvie ripercussioni sull’importo della bolletta.

A questi si aggiungono carenze informative sul fronte della velocità effettiva di navigazione e l’eccessiva durata dei contratti (24 mesi), che non permette di sfruttare la concorrenza del mercato mentre sono previste penali costose in caso di recesso anticipato.

 

Un boom legato ai netbook

Ma facciamo un passo indietro e vediamo come funziona il tutto. Navigare in mobilità era fino a qualche anno fa un’operazione costosa e riservata a pochi eletti. Oggi è invece un’opportunità concreta e a portata di tutti. Merito oltre che degli smartphone, soprattutto delle internet key, le chiavette Usb che abbinate a un pc portatile consentono di svolgere tutte le funzionalità legate al web. Poco più grandi di una comune pennetta Usb per l’archiviazione dei dati, le internet key sono dei modem per la connessione in rete (al pari delle connect card) che ospitano al loro interno una scheda telefonica uguale a quella del cellulare espressamente dedicata alla navigazione e su cui viene attivato un piano tariffario da parte dell’operatore.

Facilissime da portare e da usare (basta inserirle nel computer e si autoinstallano), le chiavette Usb stanno conoscendo in Italia un vero e proprio boom: secondo i dati diffusi dall’Osservatorio banda larga solo nell’ultimo trimestre del 2009 l’aumento del loro numero nel nostro paese si può stimare in circa 1,8 milioni di pezzi. Un successo legato anche alle vendite dei netbook (i mini-pc portatili) a basso costo che ne costituiscono il complemento necessario per navigare in rete.

 

Meglio a tempo o a consumo?

Per fare chiarezza, e scegliere la chiavetta a occhi aperti, è bene distinguere innanzitutto le offerte a tempo da quelle a consumo. Per le prime è previsto un numero di ore complessivo da consumare in un arco temporale prestabilito (la connessione è divisa in sessioni da 15 minuti ciascuna a scatti anticipati) a fronte di un canone fisso mensile. I profili a consumo (detti anche a volume) invece comprendono un ammontare di traffico dati (ad esempio 100 MB) che può essere consumato senza limiti temporali legati alla sessione.

Come trovare la più adatta? Le offerte a tempo sono le più diffuse sul mercato, in quanto più facili da gestire per il consumatore medio poco pratico sul fronte del traffico dati. Sono consigliate per chi può sfruttare velocità di connessione elevate e applicazioni che richiedono uno scambio notevole di dati e dove quindi una soluzione a volume sarebbe poco vantaggiosa.

Al contrario l’offerta “a consumo” è indicata soprattutto per utilizzi occasionali, limitati nel tempo e nello scambio di dati (ad esempio per controllare la posta elettronica, i social network o le chat), ma non per la navigazione prolungata sul web. Questa tipologia di connessione inoltre non viene penalizzata da eventuali congestioni della rete mobile o da perdite di segnale dovute al passaggio fra reti diverse (ad esempio da Hsdpa a Gprs). Per entrambe vale la regola che, una volta esaurite le ore di navigazione o il traffico dati, scatta una tariffazione differente e variabile in base al tipo di offerta e alla modalità di connessione (Umts, Gprs ecc.). Elemento da non sottovalutare perché il più delle volte può portare all’emissione di fatture particolarmente onerose o all’esaurimento del credito residuo.

 

La formula in abbonamento

L’altra grande distinzione da fare è tra le formule in abbonamento e ricaricabile. Nel primo caso l’utente decide di sottoscrivere un contratto con il provider che lo vincola per un periodo prestabilito (oscilla tra i 12 e i 24 mesi). È richiesto l’addebito su carta di credito o conto corrente bancario e in caso di rescissione anticipata dal contratto occorre pagare una penale il cui importo può essere fisso (99 euro per Vodafone e Tiscali) o variabile (per Tim 100 euro nei primi 8 mesi, 67 euro dal 9° al 16° mese, 33 euro dal 17° al 24°). Variabili anche le penali per 3 ammontano a 100 euro (1-18 mesi), 70 euro (19-21 mesi) e 30 euro (22-23 mesi).

Per la gran parte le offerte sono estremamente simili fra loro. In media, per un profilo da 30 ore mensili si spendono circa 10 euro al mese, compresa la chiavetta Usb fornita dall’operatore in comodato d’uso (sole eccezioni Wind e Tiscali). Il canone, logicamente, aumenta in proporzione al numero delle ore di navigazione offerte nel pacchetto: lo step successivo va da 100 a 200 ore al mese a fronte di una spesa di 14-20 euro (esistono anche pacchetti con più ore).

In caso di esaurimento del traffico scatta la tariffa di 2 euro l’ora (leggermente inferiori i costi di 3 e Tiscali rispettivamente di 1,2 euro e 1,52 ogni 60 minuti). Ma come ci si accorge se il traffico disponibile sta finendo? L’utente viene avvisato tramite sms (Tim e Vodafone) o, in alternativa, può controllare direttamente sul suo pannello di controllo (Tre, Tiscali) oppure inviare un messaggio e ottenere risposta in tempo reale (Wind).

 

Come funziona la ricaricabile

Punto di forza della formula ricaricabile invece è l’assenza per il consumatore di vincoli contrattuali, a fronte di tariffe più o meno speculari a quelle dei profili in abbonamento. Rispetto a quest’ultimo, però, nella maggioranza dei casi prevede un costo iniziale di attivazione (da 4 a 25 euro), l’acquisto della chiavetta Usb e la mancanza dell’avviso di esaurimento del credito da parte del provider; il che costringe l’utente a essere particolarmente attento nell’uso della connessione.

Alcune chiavette includono software che impostano una soglia massima di traffico e che in caso di sforamento avvertono il consumatore. Detto questo, è comunque consigliabile fare leva su altre applicazioni per misurare con precisione il volume di dati in entrata e in uscita ed essere così più sicuri.